Al governo La formazione che fu di Genscher ha saputo reinventarsi cogliendo i mutamenti sociali: Il partito di Westerwelle rompe gli schemi tradizionali destra-sinistra
La fondazione Il Partito Liberale Democratico tedesco (Fdp) nasce nel 1948 dalla fusione di Partito Democratico Tedesco e Partito del Popolo Tedesco. Il primo leader è Theodor Heuss La politica Liberista in economia, a partire dagli anni Novanta il partito diventa alleato stabile della Cdu appoggiando i governi del cancelliere Helmut Kohl e portando avanti una politica attenta ai diritti civili Dopo il Muro Dopo la caduta del Muro di Berlino l’ Fdp si unisce all’ Associazione dei Liberali Democratici della Germania Est. Alle elezioni politiche del 2005 ottiene il 9,8% dei voti e 61 deputati Il successo Al voto di domenica scorsa ha ottenuto il 14,6% delle preferenze e 93 seggi. L’ attuale leader è Guido Westerwelle

BERLINO – «Credibilità». Non è uno slogan brillantissimo, e in tedesco suona ancora meno sexy, ma se Guido Westerwelle deve (ha dovuto) scegliere una parola-chiave per la sua campagna, allora è questa. Non a caso l’ ha ripetuta ovunque c’ era un microfono aperto o una folla ad ascoltarlo: «Noi samo credibili». Perché Guido Westerwelle, liberale, il grande vincitore delle elezioni, outsider per curriculum politico e storia privata, ha dovuto reinventarsi per essere preso sul serio. Il fatto è che ci è riuscito. «La Fdp è Westerwelle», dice lo Spiegel. E nota che se ai tavoli di un immaginario caffé fossero seduti i leader di tutti i partiti e un cittadino di medie letture entrasse, al tavolo liberale non riconoscerebbe che Westerwelle. Un partito con un’ unica faccia. Westerwelle è tutto fuorché il politico tedesco tradizionale. Per i natali, lui figlio di un avvocato della buona borghesia di Bonn, lezioni d’ equitazione fin da piccolo, laddove Schröder-Steinmeier-Fischer e tutta una sfilza di politici democristiani nascono in famiglie umili. Perché omosessuale: e forse il decisivo passo verso l’ «eta adulta» l’ ha fatto quando nel 2004 si è presentato al compleanno della Merkel con il compagno Michael Mronz (domenica, prima di parlare, l’ ha abbracciato in pubblico). Infine, perché nessun politico tedesco ha commesso con tanta nonchalance così tante leggerezze – partecipare a un reality, teorizzare uno Spasspartei, il partito del divertimento, inventarsi un infelicissimo slogan «18» (nel 2005, quando si fermarono al 9%) – riuscendo a farselo perdonare. Ma Westerwelle ha saputo anche rinnovare i liberali. Facendo finta che non fosse altro che un ritorno alle origini, all’ era Genscher quando con il 5-7% si governava per 30 anni ininterrotti. L’ Fdp resta, certo, un partito peculiare, che non ha uguali in Italia o in Francia: pro-mercato («di destra») in economia; liberal («di sinistra») sui temi dei diritti civili. Un tempo non faticavano ad abbracciare il credo di Willy Brandt «più democrazia», oggi sono i principali critici delle misure anti-terrorismo di Schäuble perché «limitano la libertà personale». Hanno sempre attratto gli spiriti liberi, e qualche grande pensatore come Ralf Dahrendorf. Oltre, chiaramente, alla borghesia. E se il programma «meno tasse, più educazione, più diritti» non vi suona nuovo (e tralasciamo pure che su quel meno tasse in tempo di crisi si giocherà la grande partita interna al governo Merkel), è invece nuovo il pubblico a cui si rivolge. Un tempo, i liberali stessi amavano definirsi «il partito di chi guadagna bene». Adesso Guido Westerwelle in un’ intervista allo Spiegel dice: «Quel tempo è finito. Oggi siamo il partito della classe media che si sta assottigliando. E io non voglio vivere in un Paese dove ci sono solo i ricchi e i poveri». Un sondaggio dell’ istituto Infratest dice che il 50% di chi vota Fdp definisce la Germania «abbastanza ingiusta», mentre la grande maggioranza degli elettori Cdu, Spd, verdi ne è soddisfatta. Sono gli scontenti dello stato sociale: quelli che detestano i sussidi e pensano che i «fannulloni» vivano sulle loro spalle. Sono voti che – dice il commentatore Franz Walter – nella vicina Olanda vanno a forze impresentabili, come a Geert Wilders. Il grande merito di Westerwelle, che ha ereditato un partito in stato di confusione, invece è proprio di averli saldati a una solida, classicissima, borghesissima prospettiva liberale. Muovendosi – come sempre – senza scossoni, con leggerezza, come se scivolasse sull’ acqua. Dovrà dimostrare di saper tenere la rotta, perché nelle file dei liberali per ora non si vedono sostituti. Mara Gergolet (www.corriere.it)